Chi si accingesse a leggere il Vangelo con spirito critico troverebbe da fare obiezioni e chiedere spiegazioni. Tanto per cominciare, egli non capirebbe il senso della domanda della Vergine all’angelo che le ha annunziato la maternità: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Maria, infatti, era già la sposa di Giuseppe, ma le loro nozze dovevano ancora compiersi secondo il costume ebraico. A rigor di logica, il compimento delle nozze avrebbe comportato la “conoscenza” dell’uomo e il concepimento del nascituro. D’accordo: l’angelo rivela che il piano di Dio, al quale “nulla è impossibile”, prescinde dal rapporto coniugale; ma il lettore esigente insisterebbe nel chiedere perché Maria fa quella domanda, e per quale motivo Ella debba sentirsi rassicurata dalla risposta dell’angelo.
Passando ai fatti e ai detti della vita pubblica di Gesù, il solito lettore non tarderebbe ad imbattersi nel mistero di Giuda, l’apostolo che tradirà, che è “ladro”, come lo definisce Giovanni nel suo Vangelo, e al quale Gesù allude quando dice: “Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo”. Dunque Gesù avrebbe “scelto” un diavolo come apostolo? È mai possibile? Se il Vangelo ci avesse raccontato il primo incontro di Gesù con Giuda di Keriot, come ha fatto di altri primi incontri, forse verrebbe svelata una verità chiarificatrice. Ma il Vangelo non dice nulla al riguardo, lasciando irrisolto il mistero di una scelta.
Ancora più incomprensibile è la posizione di Giovanni Battista quando manda a chiedere a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Ma come? Se egli, designato ad essere il Precursore, aveva riconosciuto il Messia in Gesù fin dal primo incontro e lo aveva manifestato ad Israele senza un attimo di incertezza, ora che le opere del Cristo gli sono note (come precisa l’evangelista) gli viene un dubbio? Non sarà mica che l’evangelista abbia omesso qualche dettaglio?
Anche certi comportamenti di Gesù, semplicemente riferiti senza i particolari che possano motivarli, sembrano privi di significato al lettore che cerca di scoprirne la ragione. Perché, per esempio, Egli si mette a scrivere con il dito sulla terra (e che cosa scrive?) mentre i farisei gli chiedono di giudicare la donna adultera? E perché vuole disprezzare la donna cananea che gli chiede una grazia e infine la esaudisce per la sua grande fede?
I quesiti non mancherebbero neanche a riguardo degli insegnamenti del Maestro. Cosa dire della parabola sull’amministratore che è stato licenziato perché rubava al padrone, il quale lo elogia quando scopre che, per rifarsi del posto perduto, ha escogitato un sistema altrettanto disonesto? E come si spiega la parabola che ritiene giusto dare agli operai dell’ultima ora la stessa paga che si dà a chi ha lavorato fin dal mattino? E perché dobbiamo considerarci “servi inutili” dopo aver fatto tutto il nostro dovere? E come si può accettare, tra i consigli evangelici, quello del porgere l’altra guancia se si riceve uno schiaffo?
Riguardo a quest’ultimo esempio, il lettore resta interdetto quando arriva a leggere, nella Passione, che Gesù non porge l’altra guancia alla guardia del Tempio che gli ha dato uno schiaffo, per avere Egli risposto come doveva alle domande del sommo sacerdote, ma chiede una spiegazione: “Se ho parlato male, dimostrami dove è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”. È più che legittimo, infatti, chiedere ragione di un’offesa ingiusta e non meritata. Il consiglio di porgere l’altra guancia potrebbe ritenersi giustificato ed essere capito se il Vangelo ci facesse conoscere il discorso o la situazione nel cui contesto quel consiglio viene dato. Così pure di ogni altro gesto e di ogni detto del Signore.
L’opera di Maria Valtorta – L’Evangelo come mi è stato rivelato – non contraddice mai i quattro Vangeli canonici; al contrario, li conferma, perché li completa facendoli capire in pieno. Lo fa con naturalezza, perché racconta la vita terrena di Gesù giorno dopo giorno, dove le circostanze, gli incontri, perfino le situazioni impreviste sollecitano il comportamento da tenere e suggeriscono l’insegnamento da impartire, che in tal modo sono resi efficaci, vivi, soprattutto attuali. D’altronde, l’evangelizzazione è un’azione che si attua camminando sulle vie del mondo, in senso reale e in senso metaforico.
Camminare al seguito del Maestro, insieme con discepoli e discepole, è la sensazione che il lettore dell’opera valtortiana è portato a sperimentare. Quasi respirando il profumo dell’aria, ammirando il paesaggio circostante, condividendo gioie e dolori negli incontri e scontri, egli assorbe nell’ascolto una dottrina che non di rado porta ad un cambiamento di vita. Sono queste le impressioni che i nostri lettori ci hanno sempre confidato. Riteniamo, tuttavia, che ad essi sfugga un aspetto specifico dell’opera: quello di risolvere i quesiti che i quattro Vangeli canonici, essendo  selettivi e concisi, sono capaci di suscitare nel lettore che non sia superficiale.
Da un lettore qualificato ci era stato suggerito un lavoro di comparazione tra la fonte evangelica ufficiale della rivelazione pubblica e il prodotto letterario valtortiano di rivelazione privata. Si trattava di evidenziare come certi testi degli Evangelisti vengono spiegati e interpretati nell’opera di Maria Valtorta. Detto con termine scientifico: un lavoro esegetico. Ci spronavano, a tal fine, i numerosi appunti del biblista P. Gabriele M. Allegra, ora Beato, che ad un certo punto, quasi a voler esprimere un auspicio, annota: Circa l’esegesi della Valtorta ci sarebbe da scrivere un libro…

Abbiamo fatto un primo libro, che in ventuno capitoli esamina altrettanti brani evangelici mettendoli a confronto con la corrispondente trattazione valtortiana. I brani dei Vangeli sono riportati testualmente. I brani tratti dall’opera valtortiana sono ripresi testualmente nelle parti che più direttamente corrispondono ai brani evangelici e sono sunteggiati, per una comprensione più piena, nelle parti che fanno da contorno. Non è, però, un’operazione automatica, un collage, ma è un’analisi avvincente, che fa emergere la validità delle soluzioni esegetiche insieme con la ricchezza dottrinale e il pregio letterario, quasi accendendo dei riflettori sui particolari dell’opera che meritano di essere notati e ammirati.

 

Quello che i Vangeli non dicono.
Antologia tematica delle private rivelazioni a Maria Valtorta.

30 temi – in appendice: un saggio sul genere letterario dell’opera valtortian – 312 pagine

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