Dal n. 4/1973 di «Aurora Francescana», mensile per Terziari Francescani, riprendiamo la seconda parte di un articolo a firma di “Rinaldo” che si intitola: «Figure significative di Terziari recenti: Maria Valtorta».

Maria Valtorta diede il suo nome a varie Istituzioni: fu Terziaria dei Padri Serviti dai quali fu diretta ed assistita, fu iscritta alla Azione Cattolica, si sentì “Paolina” per la fiamma del suo apostolato, ma soprattutto e sentitamente fu Terziaria Francescana anche se trascurata dai Fratelli del I Ordine. Dice che il suo “spirito tendeva all’Ordine Francescano per vera vocazione”. Si dichiara “Francescana nello spirito fin dalla fanciullezza, così totalmente francescana, fedelmente francescana, per quanto un deplorabile disinteresse dei confratelli non si occupasse di lei” (Libro di Azaria, pag. 277).
La sua affinità allo spirito di San Francesco fu strettissima. Basta scorrere qualche pagina degli scritti per farci un’idea del come sapesse francescanamente cogliere la lode incessante che dal creato sale a Dio. I fiori, gli uccelli, le aurore, i tramonti, le montagne, i campi, il mare facevano vibrare la sua anima in un canto estatico. “Da buona francescana io usavo tutti gli anni portare [nel giorno di Natale] molto becchime agli uccellini della pineta perché anche loro laudassero il Creatore nel giorno santo della nascita di Cristo” (Autobiografia, pag. 332). “Io ho molto amato le bestie come opera di Dio e come conforto nella mia vita che non fu felice mai sempre umanamente parlando” (ibid., pag. 43).
Altra nota francescana fu il suo amore dolce e sensibilmente pietoso per il Crocifisso. Lo provò vivo da bimba all’asilo ove si venerava un Cristo morto, che tanto la impressionava con le sue ferite ed il sangue, al quale offriva i confetti.
Nel lontano 1912 la superiora del Collegio, conoscendo il suo “trasporto” per San Francesco le dà a leggere “Amor che spira”. “‘Tieni, Valtortino, tu che sei una piccola francescana, leggi’… Se prima amavo il Serafico d’istinto, dopo lo amai tre volte di più col conoscimento. Avevo trovato il mio Santo” (Autobiografia, pagg. 221-222).
Dall’uscita dal collegio fino al 1920 vi fu un allentamento nella sua vita spirituale, ma non cessò la venerazione per San Francesco. Viveva allora a Firenze ove alloggiava in un appartamento signorile. “Dalle finestre vedevo tutte le colline di Fiesole… il Casentino… Mi dissero che in una certa qual direzione era la Verna. Io, già innamorata del Serafico e della sua dottrina, guardavo sempre là e me ne veniva una grande pace” (Autobiografia, pag. 127). “Ero ancora molto lontana dall’agire unicamente per fine soprannaturale… Non avevo ancora fatto mio il detto del Padre mio serafico S. Francesco d’Assisi: Veramente beato colui che ama e non desidera essere riamato” (ibid., pag. 103).