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Il giovane regista Fernando Muraca ci ha onorati di una visita in compagnia di due autorevoli suoi amici (un sacerdote e un magistrato) che, da affezionati lettori delle opere di Maria Valtorta, lo avevano insistentemente sollecitato ad occuparsi della Scrittrice mistica. Il risultato della visita è la seguente lettera che egli ci ha inviato dopo alcuni giorni:

Ho letto l’Autobiografia di Maria Valtorta di cui mi hai fatto dono e, come immaginavo, è stata una lunga meditazione.
Ho molte volte avuto occasione di occuparmi delle storie dei santi. Ho lavorato sulle sceneggiature dei film: Fatima, San Giuseppe, Maria Maddalena, San Tommaso, Padre Pio, e come regista e sceneggiatore ho realizzato un film su Don Giustino Russolillo (fondatore dei Vocazionisti) ed un altro sulla vita del Beato Duns Scoto, cantore dell’Immacolata. Sono tutte opere che mi sono state commissionate, perché i film che sento l’esigenza personale di fare raccontano una religiosità meno manifesta. Ma non siamo noi che ci autodeterminiamo come se la vita finisse tutta qui, come se fossimo senza padri né madri.
Come tu sai, alcuni amici insistono molto sulla necessità e possibilità di fare un film su Maria Valtorta. Dopo aver letto con attenzione l’Autobiografia devo dire con onestà che non solo questo è possibile ma che è anche felicemente realizzabile. La vita di Maria della Croce – come lei stessa si è definita – ha tutti gli ingredienti necessari per la narrazione filmica e per fare conoscere i Vangeli e il significato profondo che essi possono avere nell’esperienza umana.
Durante la lettura dell’Autobiografia ho preso molti appunti e, a partire da essi, potrei costruire una sceneggiatura che sarebbe il primo passaggio per la realizzazione di un film.
Quando i Francescani dell’Immacolata vennero a chiedermi di girare un film sul Beato Duns Scoto, accettai per l’amore che ho per il Poverello d’Assisi. Oggi pure acconsento e do la mia disponibilità a realizzare un film su Maria Valtorta, e lo faccio perché c’è una cosa del suo percorso spirituale che mi ha molto colpito. La sua esperienza mistica l’ha portata a discernere che il momento in cui Gesù soffrì di più fu quando si sentì abbandonato dal Padre e gridò: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”. Quando la Valtorta capì questa cosa (Autobiografia, pp. 279-280) si pensava che fosse stato nel Getsemani l’apice del dolore del Figlio di Dio. Attraverso questa porta Maria Valtorta è divenuta credibile ai miei occhi e ho sospeso ogni incredulità. Gesù Abbandonato riassume tutti i dolori e tutto l’amore di Dio verso l’umanità.
Ora acconsento che questa mia letterina sia pubblicata sul sito della Fondazione o dove riterrai più opportuno. Perché si possa realizzare il film occorrono finanziatori e se qualcuno volesse aiutarci potrebbe mettersi in contatto con la Fondazione. Se questo film si deve fare, qualcuno certamente si farà avanti. Il Mistero in cui le vite di tutti noi sono avvolte si manifesta spesso attraverso umili circostanze. Per parte mia, se la Provvidenza vuole un film su Maria Valtorta, non sarò certo io a voltare le spalle.

Col cuore, Fernando M.

 

Le personali esperienze di artista, che Fernando Muraca ci ha raccontato nel corso della sua visita, rafforzano la sua convinzione che, se la Provvidenza vuole che una cosa si faccia, ogni ostacolo viene superato. Da parte nostra ci limitiamo ad esprimere il desiderio che di Maria Valtorta siano conosciuti non solo l’Opera, ormai molto nota in Italia e nel mondo, ma anche la vicenda umana e l’itinerario ascetico. Se il nostro desiderio non è contrario alla volontà di Dio, e se un film può contribuire a realizzarlo, gli aiuti non mancheranno.

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