Maria Valtorta, rammaricandosi una volta che sarebbe morta con il desiderio inappagato di vedere i Luoghi Santi, ebbe da Gesù la seguente risposta: Tu li vedi e come erano quando Io li santificavo con la mia presenza. Ora, dopo venti secoli di profanazioni venute da odio o amore, non sono più come erano. Perciò pensa che tu li vedi e chi va in Palestina non li vede. E non te ne rammaricare (dettato del 3 marzo 1944).
Oltre ai Luoghi Santi veri e propri, mutati a causa degli edifici costruiti su di essi, anche l’ambiente territoriale della Palestina ha subìto dei cambiamenti, dovuti sia a naturali sviluppi e assestamenti geologici, specialmente nella zona della depressione giordanica, sia all’incuria dell’uomo che ha sfruttato incautamente la vegetazione protettiva provocando alluvioni ed erosioni.
Chi si accinge a ripristinare sulla carta la topografia della Palestina ai tempi di Gesù non dovrebbe limitarsi a collocare nomi di luoghi e strade dell’epoca nell’ambiente come si presenta oggi, ma dovrebbe poter risalire alla conformazione del territorio di quel tempo: compito, questo, che appare spesso trascurato negli atlanti biblici.
Nel nostro caso, si è cercato di ripristinare la conformazione territoriale della Palestina del tempo di Gesù ricavandone i dati dalle descrizioni orografiche dell’opera di Maria Valtorta, confrontandoli con le curve di livello attuali, spesso indicative dei possibili cambiamenti, e completandoli con indicazioni topografiche relative a fatti storici o scavi archeologici. Il lavoro, per quanto soggetto alle limitazioni personali e ad errori di valutazione, vuol essere utile per orientare chi s’inoltra nella lettura dell’Evangelo valtortiano.
La nostra topografia è dunque ravvicinata il più possibile a quella dei tempi di Gesù, sia nella configurazione fisica che nella posizione dei luoghi e nel tracciato delle strade. Vi sono state aggiunte alcune località non dell’epoca considerata, ma utili per orientare su luoghi e fatti.

Firenze, 25 marzo 1987

Hans J. Hopfen


Fra i tecnici che hanno rilasciato attestati sugli scritti di Maria Valtorta, citiamo Vittorio Tredici, mineralogista di grande esperienza. Era stato presidente dell’Azienda Minerali Metallici Italiani, vice-presidente della Corporazione delle Industrie Estrattive e presidente della Società Italiana Potassa.
Le cariche d’altro genere da lui ricoperte, come quelle di ispettore superiore nell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, di podestà di Cagliari e di deputato al Parlamento in epoca fascista (aveva aderito al Partito Nazionale Fascista dopo essere appartenuto al Partito sardo d’Azione), non lo avevano distolto dal campo delle sue ricerche, che svolgeva anche per conto di società minerarie, specializzandosi nello studio dei fosfati in Transgiordania.
Sposato e padre di nove figli, era cattolico fervente. Impressionato dalla lettura dei dattiloscritti valtortiani, era andato a conoscere la scrittrice a Viareggio e nel 1952 rilasciò una “dichiarazione” da uomo di scienza e di fede.

DICHIARAZIONE

Ho letto alcuni volumi di “Parole di Vita” scritti dalla Signorina Maria Valtorta.
[…].
Vi ho sentito l’impronta inconfondibile del Divino Maestro, […].
Ciò che più profondamente mi colpì, sotto il profilo critico, nell’Opera, fu la conoscenza perfetta che la scrittrice aveva della Palestina e dei Luoghi dove si è svolta la Predicazione di Nostro Signor Gesù Cristo. Conoscenza che in taluni passi supera la normale cognizione geografica o panoramica, per diventare addirittura topografica e più ancora geologica e mineralogica. Sotto questo profilo, soprattutto per la zona di oltre-Giordano (attuale Giordania), non esistono — per quanto io conosca – pubblicazioni tanto dettagliate da rendere possibile neppure ad uno scienziato, che non sia stato di proposito in sito, di poter immaginare e descrivere interi percorsi con tale perfezione da far rimanere perplessi coloro i quali hanno avuto invece questa possibilità.
Io ho percorso la Palestina e la Giordania ed altri paesi del Medio Oriente in numerosi viaggi. Mi sono soffermato, in modo particolare, nella Giordania per ricerche minerarie ed ho potuto perciò vedere e seguire con occhio attento quello che sommarie e non precise pubblicazioni inglesi (le uniche che ritengo esistano in materia, per quelle zone) non possono neppur lontanamente offrire.
Ebbene io posso dichiarare, in serena coscienza, che leggendo la descrizione fatta nell’Opera di uno dei viaggi di N.S.G.C. oltre Giordano sino a Gerasa, ho riconosciuto, in modo perfetto, con il ricordo vivo che balzava alla mia mente dalla lettura, il percorso di Nostro Signore, ed ho riconosciuto la descrizione fatta con tale precisione che soltanto chi poteva o vederla od averla vista aveva la possibilità di essere in grado di ritrarla! Ma la mia sorpresa si accentuò allorquando, continuando nella lettura, io lessi una dichiarazione di carattere mineralogico, laddove rappresentando dei dicchi sporgenti simili a graniti afferma che non sono però graniti ma calcari! Dichiaro che tale distinzione poteva essere apprezzata — in sito — soltanto da un esperto! E continuando leggo ancora che sulla sommità, poco discosto, prima di riprendere la lieve discesa per Gerasa, si trova una piccola sorgente ove N.S.G.C. si fermò con la carovana a consumare una breve colazione. Ora io penso che tale sorgente, che esiste, è di così modesta entità che sarebbe sfuggita, anche transitandoci dappresso, a chiunque non fosse stato particolarmente attento.
[…].

Maggiori informazioni su questo argomento sono anche disponibili in Inglese nell’e-bookSumma ed Enciclopedia dello straordinario lavoro di Maria Valtorta“.

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